Quarantacinque anni e due opere di cemento: l'ultimo viaggio del Kronprins Frederik
Il 25 luglio il Kronprins Frederik ha lasciato Puttgarden per l'ultima volta e ha fatto rotta su Esbjerg, dove sarà smantellato dopo quarantacinque anni di servizio. La sua storia si riassume in una frase: questa nave è stata resa inutile due volte da due opere di cemento — il ponte sul Grande Belt che le ha tolto la prima rotta, e il tunnel del Fehmarn che si sta scavando sotto la seconda. Le navi di linea non muoiono di vecchiaia.
Il 25 luglio il traghetto Kronprins Frederik ha mollato gli ormeggi a Puttgarden per l'ultima volta. Non è andato in un altro porto di linea: ha fatto rotta a nord, ha passato il Grande Belt, ha doppiato lo Skagen ed è entrato a Esbjerg, sulla costa danese del Mare del Nord, dove è stato consegnato a una società di smantellamento navale.
Quarantacinque anni di servizio. La nave più anziana della flotta Scandlines, quella che in Danimarca chiamavano la vecchia signora del Baltico.
La sua storia però non è un coccodrillo: è una lezione di mestiere, e sta tutta in una frase. Questa nave è stata resa inutile due volte, e tutte e due le volte da un'opera di cemento.
La prima vita: i vagoni
Il Kronprins Frederik non nasce per i turisti. Nasce per le ferrovie danesi, ed entra in servizio all'inizio degli anni Ottanta sul Nyborg–Korsør, l'attraversamento del Grande Belt: la cerniera fra la Fionia e la Selandia, cioè fra il resto della Danimarca e Copenaghen.
Per oltre quindici anni, insieme a due navi gemelle, ha portato dall'altra parte quello che nessun ponte allora poteva portare: automobili, passeggeri e vagoni ferroviari, caricati sui binari del garage. Era una nave-traghetto nel senso più letterale del termine, un pezzo mobile di rete nazionale.
Poi, nel 1998, ha aperto il ponte sul Grande Belt. E quella rotta, semplicemente, ha smesso di esistere.
La seconda vita: la Vogelfluglinie
Le navi buone, quando perdono una rotta, ne trovano un'altra. Il Kronprins Frederik è passato a Scandlines sul Puttgarden–Rødby, la cosiddetta Vogelfluglinie, la «rotta del volo d'uccello» fra Germania e Danimarca: quarantacinque minuti di traversata, corse continue, uno dei collegamenti più intensi del Baltico.
Solo che sotto quel tratto di mare, da anni, si sta scavando il tunnel del Fehmarn: un collegamento fisso fra l'isola tedesca di Fehmarn e Lolland, in Danimarca. I lavori vanno avanti fra ritardi e slittamenti, ma la direzione è una sola. Quando aprirà, farà alla Vogelfluglinie esattamente quello che il ponte ha fatto al Grande Belt.
La stessa nave, la stessa storia, due volte.
Perché non l'hanno venduta
Un dettaglio che dice più di tante analisi: il Kronprins Frederik è stato messo in disarmo a marzo e offerto in vendita per continuare a navigare. Nessuno l'ha comprato.
Non è un giudizio sulla nave, che ha lavorato fino all'ultimo giorno. È il mercato che parla: una nave di quarantacinque anni, costruita per una banchina ferroviaria che non serve più, con consumi da anni Ottanta e regole ambientali che ogni anno si stringono, non trova un secondo armatore. Il valore residuo è quello dell'acciaio.
Dove va a morire una nave europea
Ed è qui che questa storia si incrocia con un'altra che abbiamo raccontato tre giorni fa, quando Bruxelles ha aperto ai cantieri indiani di Alang per la lista europea del riciclaggio navale.
Il Kronprins Frederik non è andato ad arenarsi su una spiaggia dall'altra parte del mondo, non ha cambiato bandiera all'ultimo viaggio, non è stato venduto a un intermediario che gli avrebbe cambiato nome. È partito con la sua bandiera, con il suo equipaggio, e ha fatto un viaggio di consegna dentro il proprio paese, fino a un cantiere danese.
Questo è il termine di paragone. Quando si discute di dove vanno smantellate le navi, la domanda non è teorica: è la differenza fra un bacino attrezzato con officine e raccolta dei rifiuti, e una battigia.
Chi prende il suo posto
A sostituirlo non è arrivata un'altra nave a gasolio. È arrivato il Baltic Whale, il traghetto merci completamente elettrico entrato in servizio pieno a marzo sulla stessa rotta, che ha aumentato di oltre un quarto la capacità di carico pesante e ha tolto i camion dalle navi passeggeri.
Nel giro di pochi mesi, sullo stesso tratto di mare: una nave del 1980 che porta vagoni va a Esbjerg per essere tagliata, e una nave a batterie prende il suo lavoro.
La morale, per chi ci naviga
Le navi di linea non muoiono di vecchiaia e quasi mai muoiono per un guasto. Muoiono di infrastrutture — di un ponte, di un tunnel, di una rotta che qualcuno decide di sostituire con del cemento — oppure di regole nuove che rendono un motore vecchio troppo caro da alimentare.
È un pensiero che vale anche dalle nostre parti, ogni volta che si parla di collegamenti fissi. Un ponte non toglie soltanto una traversata dall'orario: toglie il lavoro a un equipaggio, e manda una nave a Esbjerg.
Foto di copertina: il Kronprins Frederik in uscita da Warnemünde. Immagine di Norbert Kaiser, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.