Collisione tra traghetto e cargo nel porto di Souda: perché due navi possono scontrarsi anche nel 2026?
Radar sofisticati, sistemi elettronici, piloti del porto e decenni di esperienza. Eppure, una collisione tra due navi può ancora verificarsi.
Radar sofisticati, sistemi elettronici, piloti del porto e decenni di esperienza. Eppure, una collisione tra due navi può ancora verificarsi. È quanto accaduto nel porto di Souda, a Creta, dove il traghetto passeggeri Elyros e la nave cargo Iosif K. sono entrati in collisione durante le manovre portuali. Fortunatamente non si sono registrati feriti né sversamenti in mare, ma l’episodio ha riacceso il dibattito sulla sicurezza della navigazione nei porti più trafficati del Mediterraneo. Cosa è successo
L’incidente è avvenuto nella mattinata del 21 luglio, all’interno del porto di Souda, uno dei principali scali della Grecia. Il traghetto Elyros, impegnato nel collegamento con il Pireo, stava lasciando l’ormeggio mentre la nave Ro-Ro cargo Iosif K. era in fase di ingresso nel porto.
Secondo le prime ricostruzioni, durante le rispettive manovre le due unità sono entrate in contatto. L’Elyros trasportava circa 100 passeggeri, oltre a automobili e mezzi pesanti, mentre la Iosif K. aveva a bordo decine di camion destinati alla distribuzione delle merci sull’isola.
Nessun ferito, ma danni alle navi
L’impatto è stato relativamente contenuto, ma sufficiente a provocare danni materiali, soprattutto alla prua della nave cargo. Il traghetto ha riportato danni più limitati e, dopo le verifiche tecniche, entrambe le unità sono state temporaneamente fermate per consentire gli accertamenti delle autorità marittime greche.
La Guardia Costiera ellenica ha confermato che:
non ci sono stati feriti tra passeggeri ed equipaggi; non si sono verificati sversamenti di carburante; è stata aperta un’indagine ufficiale per accertare le responsabilità. Ma con tutta la tecnologia di oggi, com’è possibile?
È una domanda che molti si pongono.
Le moderne navi dispongono di strumenti estremamente evoluti:
radar ad alta definizione; AIS (Automatic Identification System); cartografia elettronica ECDIS; GPS differenziale; ecoscandagli; collegamenti radio continui con la Capitaneria; telecamere e sensori di bordo.
Nei grandi porti, inoltre, opera il VTS (Vessel Traffic Service), un servizio che monitora costantemente il traffico navale e fornisce assistenza alle navi durante le manovre.
Eppure, nessuno di questi sistemi prende realmente il comando della nave: la decisione finale resta sempre al comandante e al team di plancia.
Le manovre portuali sono il momento più delicato
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la navigazione in mare aperto è spesso più semplice rispetto alle operazioni all’interno di un porto.
Durante una manovra bisogna gestire contemporaneamente:
vento laterale; corrente; effetto del fondale; spazi estremamente ridotti; altre navi in movimento; rimorchiatori; tempi stretti per partenze e arrivi.
Basta una variazione improvvisa del vento o una valutazione errata di pochi secondi perché due rotte convergano.
Anche il fattore umano conta
La tecnologia riduce il rischio, ma non elimina il cosiddetto fattore umano.
Tra le cause che più frequentemente vengono individuate nelle inchieste sugli incidenti marittimi troviamo:
incomprensioni nelle comunicazioni; errata interpretazione delle intenzioni dell’altra nave; tempistiche di manovra non perfettamente sincronizzate; condizioni ambientali sfavorevoli; pressione operativa.
Solo l’indagine ufficiale potrà stabilire quale sia stata la sequenza degli eventi nel caso di Souda.
Un promemoria per tutto il settore
Incidenti come quello di Creta ricordano che la sicurezza marittima è il risultato di un equilibrio tra tecnologia, formazione e organizzazione. Anche con navi sempre più avanzate, le manovre in porto rimangono una delle fasi più complesse della navigazione.
Fortunatamente, questa volta il bilancio è stato limitato ai danni materiali. Ma ogni episodio rappresenta un’occasione preziosa per analizzare procedure, migliorare il coordinamento e aumentare ulteriormente gli standard di sicurezza, a beneficio di passeggeri, equipaggi e operatori del settore.