Jadrolinija sta preparando il rinnovo della flotta, ma il punto fermo oggi non è un contratto di costruzione. È un percorso di finanziamento e di progettazione. Il governo croato ha parlato il 18 marzo 2026 di dieci nuove navi, sette delle quali traghetti, da finanziare con un prestito della Banca Mondiale. Jadrolinija, nel bilancio 2025 approvato dal consiglio di sorveglianza, ha confermato la preparazione del ciclo di investimento e il lavoro con Banca Mondiale e IFC, la International Finance Corporation del gruppo World Bank.

La differenza conta. Una flotta nuova non nasce quando viene annunciata in televisione o in un comunicato. Nasce quando ci sono specifiche, gara, cantiere, prezzo, consegne e penali. Qui una parte del lavoro è avanti, ma il pacchetto non è ancora chiuso.

Che cosa risulta dai documenti ufficiali

La fonte più concreta sul numero delle unità è il governo croato. In una nota pubblicata sul sito della presidenza del governo, il ministro del Mare, dei Trasporti e delle Infrastrutture Oleg Butković ha detto che, accanto alla gara per la nave Nova Postira destinata alle Elafiti, parte l'acquisto di dieci nuove navi, di cui sette traghetti. La stessa nota parla di finanziamento tramite prestito della Banca Mondiale e di traghetti più sicuri e con minori consumi: la nota del governo croato del 18 marzo 2026 sulla flotta Jadrolinija.

Jadrolinija non dà nello stesso testo il numero chiuso delle navi. Nel resoconto 2025 scrive però che nel progetto “Zelen i učinkovit pomorski putnički prijevoz u Hrvatskoj”, cioè trasporto marittimo passeggeri verde ed efficiente in Croazia, sono stati definiti i quadri di sviluppo e investimento per trasformare la flotta. Il focus dichiarato è su traghetti di nuova generazione con soluzioni alternative, inclusi biodiesel e metanolo, e su navi passeggeri elettriche: il resoconto Jadrolinija 2025 sulla preparazione della transizione della flotta.

Metanolo e biodiesel non significano automaticamente zero emissioni. Significano che la nave viene progettata per usare carburanti diversi dal gasolio tradizionale, con benefici che dipendono dal combustibile reale, dalla filiera e dall'uso operativo. Le navi elettriche, invece, spostano il problema sulla banchina: senza potenza disponibile nei porti e colonnine adeguate, la batteria resta una promessa scritta bene.

Perché il rinnovo pesa sulla linea di tutti i giorni

Jadrolinija dice di avere una flotta di 58 navi: 39 traghetti per linee locali, 14 catamarani, quattro navi passeggeri classiche e un traghetto per linee internazionali. In estate dichiara oltre 600 partenze al giorno. È una scala in cui una nave ferma non è solo un problema commerciale. Diventa orario saltato, scalo congestionato, equipaggi riassegnati, officina che rincorre la stagione.

Il rinnovo quindi non è un esercizio di immagine. Serve a togliere pressione a una flotta che lavora tutto l'anno, ma viene giudicata soprattutto nei mesi in cui il traffico cresce e i margini operativi si stringono. Sulle isole croate, come su quelle italiane, il traghetto non è una crociera breve. È autobus, camion frigo, ambulanza differita, rientro a casa.

C'è anche un dato industriale. Se il programma resterà nell'ordine delle dieci unità, non sarà un acquisto spot. Sarà una serie. Per i cantieri vuol dire standardizzare disegni, forniture, manutenzione e ricambi. Per l'armatore vuol dire evitare una flotta fatta di pezzi unici, dove ogni guasto richiede una soluzione diversa e ogni formazione a bordo ricomincia quasi da capo.

Il nodo dei soldi

La cifra più prudente che si può scrivere oggi è circa 200 milioni di euro, perché ricorre nelle comunicazioni istituzionali croate sul prestito da assicurare con la Banca Mondiale. La forchetta fino a 260 milioni circola nelle ricostruzioni di stampa croate e italiane, ma nelle fonti ufficiali aperte non compare come importo definitivo del programma.

Questo non vuol dire che 260 milioni siano falsi. Vuol dire che, finché non c'è una delibera, un contratto di finanziamento o una gara con base economica, quel numero resta un perimetro da trattare con cautela. In un programma che comprende propulsioni alternative, batterie, infrastrutture di ricarica e possibili modifiche alle banchine, venti o sessanta milioni di differenza non sono un dettaglio contabile. Possono decidere quante navi entrano davvero nella prima fase.

Il calendario è lo stesso discorso. Il 2030 è il traguardo politico e ambientale: entro quella data gli obblighi europei sulle emissioni peseranno di più anche sul cabotaggio. Ma fra oggi e una nave in linea ci sono progettazione, gara pubblica, costruzione, prove, addestramento e infrastruttura a terra. Per chi lavora a bordo, il rinnovo comincerà davvero quando quei passaggi usciranno dalle slide e finiranno nei turni, nei manuali macchina e nei piani di emergenza.

La notizia, quindi, è solida solo se letta nel suo stadio giusto: la Croazia ha messo Jadrolinija dentro un programma pubblico di rinnovo, con dieci navi indicate dal governo e una traiettoria tecnica confermata dall'armatore. Il resto è ancora cantiere prima del cantiere.

Foto di copertina: Orlovic — Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0