Un solo cantiere rimasto in gara: chi costruirà i mezzi veloci del trasporto pubblico via mare
Dieci milioni e settecentomila euro a unità, un massimale da 53,5 milioni, cinque mezzi veloci che interessano a Toscana e Lazio. E, alla fine della selezione, un solo cantiere ancora in corsa. Il dato non racconta una gara: racconta un mercato.
C'è una gara pubblica per costruire i mezzi veloci che servono al trasporto pubblico locale via mare. L'ha avviata il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel novembre 2025. L'11 agosto 2026, alla fine della selezione, è rimasto in corsa un cantiere solo: Piloda Shipyard.
Prima di tutto i numeri, che sono la parte più utile:
- 10,7 milioni di euro per ciascuna unità
- 53,5 milioni di massimale complessivo, IVA esclusa — cioè, all'aritmetica, fino a cinque mezzi
- HSC di categoria B, la classe dei mezzi veloci per servizi vicini alla costa
- Toscana ne ha chiesti tre, il Lazio due
- Accordi quadro di 48 mesi con le Capitanerie di porto, una volta individuato l'aggiudicatario
Il primo numero da leggere è «uno»
Un solo concorrente rimasto in una gara pubblica è un dato che merita di essere guardato in faccia, senza dietrologie e senza distrazioni.
Non c'è niente, in quello che è pubblicamente noto, che suggerisca irregolarità: le procedure negoziate arrivano spesso in fondo con pochi nomi, e i requisiti tecnici per costruire un mezzo veloce omologato per il trasporto passeggeri sono seri. La domanda giusta non è «cosa è andato storto», ma un'altra, ed è scomoda in modo diverso: quanti cantieri, in Italia, sono davvero attrezzati per costruire questi scafi?
Se la risposta è «pochissimi», allora la concorrenza non è stata persa per strada: non c'era. E questo dice qualcosa che vale ben oltre questa gara. Sappiamo costruire grandi navi — un ro-pax da 14.500 tonnellate è appena uscito da Palermo — ma il segmento del mezzo piccolo e veloce, quello che porta cento persone da un'isola alla terraferma tutti i giorni, in Italia si è assottigliato fino a diventare una nicchia con pochissimi produttori.
Dieci milioni e mezzo: a cosa corrisponde
Il prezzo unitario è il dato che dà la scala di tutto il resto.
10,7 milioni è il costo di un mezzo veloce di categoria B. È circa un tredicesimo di quello che costa oggi un ro-pax medio di nuova costruzione. Detta in un altro modo: con i soldi di una nave grande si comprano dieci o dodici mezzi veloci, cioè una rete.
È una proporzione che spiega bene perché le Regioni ci stiano guardando dentro. Un traghetto grande serve una rotta; una flottiglia di mezzi veloci serve un arcipelago, e soprattutto serve i pendolari: la corsa delle sei e mezza, quella del ritorno, la frequenza che rende possibile lavorare sulla terraferma e dormire a casa propria.
Chi compra, chi usa
La struttura dell'operazione merita attenzione, perché è la seconda volta in due giorni che incontriamo lo stesso schema.
Qui il Ministero conduce la procedura, gli accordi quadro vengono firmati dalle Capitanerie di porto, e le Regioni — Toscana e Lazio — hanno manifestato interesse all'acquisto delle unità. Non è un appalto per un servizio: è un appalto per degli scafi.
È esattamente la logica della nave che la Regione Siciliana si è comprata: il pubblico torna a possedere il mezzo, invece di limitarsi a comprare il trasporto da chi lo possiede. Chi poi li armerà, con quale equipaggio e dentro quale contratto di servizio, è una domanda che qui — come là — resta aperta.
Il tempo, che è la variabile vera
Facciamo il conto del calendario, perché è la parte che nessuno racconta e che invece decide tutto.
La procedura è partita a novembre 2025. Ad agosto 2026 si è arrivati all'ammissione dell'unico concorrente. Dopo l'aggiudicazione partiranno accordi quadro di quarantotto mesi, dentro i quali potranno essere ordinate le singole unità. E un mezzo veloce, una volta ordinato, si costruisce.
Nessuno di questi passaggi è anomalo, ma sommandoli si capisce una cosa che vale la pena dire chiaramente: non è una notizia sulle corse del prossimo inverno. È una notizia sui collegamenti della fine del decennio.
Nel frattempo, sulle linee che questi mezzi dovrebbero rinforzare, si continua a navigare con quello che c'è — e cosa succeda quando quello che c'è non basta lo abbiamo già visto più di una volta in Campania: una unità piccola su un servizio grande, e la giornata che salta.
Per questo la notizia da tenere d'occhio non è il nome del cantiere: sono le date. Quando arriva l'aggiudicazione, quando la prima Regione firma davvero un ordine, e quando il primo scafo tocca l'acqua. Fino ad allora, quei cinque mezzi veloci esistono in un massimale di spesa.
Foto di copertina: Nicolas Völcker — Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0