Si ferma la nave più grande della Croazia: tre linee per l'Italia cancellate fino al 9 settembre
Un motore della Dalmacija ha ceduto e Jadrolinija ha cancellato in blocco Spalato–Ancona, Dubrovnik–Bari e Spalato–Bari fino al 9 settembre. Cioè fino a stagione finita. Il guasto è un incidente; il fatto che tre rotte internazionali stessero in piedi su una nave sola, no.
La Dalmacija è ferma. Uno dei due motori principali ha ceduto e la nave più grande della flotta di Jadrolinija è stata portata al cantiere Viktor Lenac di Fiume per la diagnosi.
Fin qui è cronaca di macchina, e succede. Quello che succede dopo, invece, dice qualcosa di più grande: la compagnia ha cancellato in blocco tre linee internazionali fino al 9 settembre.
Le tre rotte che spariscono
Sono quelle che sull'altra sponda hanno un nome italiano:
- L53 Spalato–Ancona
- L54 Dubrovnik–Bari
- L56 Spalato–Bari
Tutte e tre erano tenute in piedi dalla stessa nave. Ed è qui che vale la pena fermarsi un secondo, perché è la parte che di solito non si racconta: non è che si sia rotta una nave e sia saltata una corsa. Si è rotta una nave ed è saltato un pezzo di rete.
Resta invece attiva la linea veloce Ancona–Zara, servita dal catamarano Jelena, prevista fino al 30 agosto. È una distinzione che sembra un dettaglio burocratico e invece è la prima cosa da guardare se in questi giorni si deve attraversare l'Adriatico: la Croazia non è irraggiungibile, sono irraggiungibili tre collegamenti precisi.
Il 9 settembre non è una data tecnica
«Sospesi fino al 9 settembre» suona come una misura a termine, quasi una parentesi. Guardate il calendario: il 9 settembre l'estate è finita. Le linee internazionali dell'Adriatico vivono di luglio e agosto, e in parte della prima settimana di settembre; quello che c'è dopo è coda.
Detto senza formule: per quest'anno, su quelle tre rotte, è finita qui. La formulazione a termine è più gentile della sostanza, e non è una malizia della compagnia — è semplicemente il modo in cui si scrivono questi avvisi.
Trentatré anni, e nessuno che la sostituisca
La Dalmacija è del 1993: trentatré anni, 134,4 metri, la più grande della flotta. Non è un rottame — a quell'età, con le manutenzioni giuste, ci navigano in mezzo mondo — ma un motore su due che si ferma in piena stagione è il tipo di evento che una nave giovane fa più di rado.
Il punto però non è l'anagrafe: è che non c'era un piano B. Quando in una flotta esiste una sola unità capace di fare un certo mestiere — traversata lunga, carico pesante, notte a bordo — quella nave non è una nave: è l'intera linea. Se si ferma lei, si ferma tutto, perché non c'è nient'altro con quelle caratteristiche da spostare al suo posto.
È lo stesso motivo per cui un porto come Ancona nei giorni di punta funziona come un orologio finché ogni ingranaggio è al suo posto, e si inceppa tutto insieme quando ne salta uno.
Il ministro dice «forza maggiore». E annuncia 200 milioni
Il ministro croato dei Trasporti Oleg Butković ha definito lo stop un caso di forza maggiore, aggiungendo che «la modernizzazione della flotta» è una priorità assoluta. Il governo, ha detto, garantirà entro fine anno circa 200 milioni di euro in collaborazione con la Banca mondiale, più una ricapitalizzazione della compagnia.
Va presa per quello che è: un annuncio, non una delibera. Ma la cifra racconta bene la dimensione del problema. Duecento milioni non sono i soldi per riparare un motore: sono i soldi per non ritrovarsi di nuovo, fra tre anni, con una rotta internazionale appesa a una nave sola.
E chi aveva il biglietto?
Questa è la parte pratica, ed è l'unica che si può usare domani mattina.
Jadrolinija ha dichiarato che i passeggeri con biglietti acquistati saranno risarciti secondo il regolamento europeo 1177/2010, quello sui diritti dei passeggeri che viaggiano via mare. In caso di cancellazione, quel testo prevede che al viaggiatore venga offerta la scelta fra due cose: il trasporto alternativo verso la destinazione finale, a condizioni simili e senza sovrapprezzo, oppure il rimborso del biglietto, da corrispondere entro sette giorni.
La scelta, per norma, spetta al passeggero, non al vettore. È un dettaglio che conviene conoscere prima di accettare la prima proposta che arriva via email.
Cosa resta, quando si conta
Nessuno finora ha detto quanti viaggiatori siano rimasti a terra, e non è il caso di inventare una stima: si tratta comunque di tre settimane piene di alta stagione su tre collegamenti fra due Paesi.
La cosa che resta, e che vale ben oltre l'Adriatico, è più semplice: una flotta non si misura da quanto è grande la nave più grande, ma da che cosa succede il giorno in cui quella nave non c'è. Alcune compagnie hanno una risposta pronta. Altre, quel giorno, cancellano.
Foto di copertina: EmiliaITČA — Wikimedia Commons, CC0
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