Il miglior luglio quasi di sempre, e una multa da 1,3 milioni di corone: a Bornholm il ritardo si paga
373.043 passeggeri, più 4,4%: per Bornholmslinjen è stato il secondo miglior luglio della sua storia. Nello stesso mese la compagnia ha maturato oltre 1,3 milioni di corone di penale verso lo Stato, perché le navi arrivavano tardi. Due numeri, un contratto scritto bene.
Il luglio di Bornholmslinjen, la linea che collega l'isola danese di Bornholm alla terraferma, si racconta con due numeri che sembrano litigare fra loro.
Il primo: 373.043 passeggeri, contro i 357.232 di un anno fa. Più 4,4%. Le auto imbarcate sono state 99.811, più 5,7%. La compagnia lo definisce il secondo miglior luglio della sua storia.
Il secondo: nello stesso mese, per i ritardi accumulati, la compagnia dovrà versare allo Stato poco più di 1,3 milioni di corone danesi — attorno ai 175 mila euro, ai cambi di questi giorni.
La puntualità come voce di bilancio
Ecco perché questa notizia, da noi, vale più di quanto sembri.
In Danimarca il collegamento con Bornholm è un servizio pubblico affidato con un contratto. E in quel contratto la puntualità non è un impegno morale scritto nella carta dei servizi: è una clausola con un prezzo. Se le navi arrivano tardi, la compagnia paga. Non serve una denuncia, un'inchiesta, una class action, una conferenza stampa: arriva il conto.
Il risultato è che il mese più bello della storia recente della linea si chiude con un numero rosso accanto, e la compagnia stessa lo pubblica. Il direttore commerciale Lucas Kragh l'ha detta bene: il successo di luglio è arrivato con un costo, e i ritardi hanno accompagnato tutto il mese.
Non c'è nessun eroismo in questa trasparenza — il dato sarebbe uscito comunque, perché la penale è un fatto contrattuale, non un'ammissione. Ed è proprio questo il punto: quando il ritardo è misurato e tariffato, non c'è niente da nascondere, perché non c'è niente da negoziare.
Ma la colpa, stavolta, era a terra
La parte più istruttiva è però quella che rende il meccanismo scomodo.
Le cause dei ritardi indicate dalla compagnia sono due, e nessuna delle due è a bordo: la ricostruzione del porto di Rønne, sull'isola, e le limitazioni di velocità in vigore a Ystad, il capolinea svedese. Un cantiere e una regola di manovra: due cose che una nave subisce e non decide.
La compagnia paga lo stesso. Ed è qui che il modello mostra insieme la sua forza e il suo limite.
La forza: nessuno perde tempo a discutere di chi è la colpa. Il passeggero ha aspettato, e qualcuno risponde. È un principio semplice, quasi brutale, e funziona proprio perché non ammette sfumature.
Il limite: chi paga non sempre è chi può risolvere. Se il collo di bottiglia è il cantiere in banchina, la penale non accorcia i lavori — sposta soltanto un costo dall'ente che gestisce il porto all'armatore che ci deve entrare. A meno che, alla scadenza, quel costo non venga rimesso sul tavolo della trattativa. Che poi è quasi sempre quello che succede.
Il conto in proporzione
Vale la pena mettere in fila le due cifre, perché la proporzione dice come vanno lette.
Centosettantacinquemila euro su un mese da oltre trecentosettantamila passeggeri fanno all'incirca quarantasette centesimi a passeggero. Non è una cifra che affonda un bilancio: è una cifra che si nota.
Ed è probabilmente la calibratura giusta. Una penale troppo bassa diventa un costo di gestione da mettere a budget e ignorare; una troppo alta spinge a tagliare le corse pur di non rischiare, che è il modo più elegante per peggiorare il servizio migliorando la statistica. Mezzo euro a passeggero fa male abbastanza da finire nella relazione del direttore commerciale, e non abbastanza da cambiare l'orario.
E da noi?
La domanda arriva da sola, e qui va posta con onestà: non abbiamo un confronto documentato fra il regime danese e quello che vale sulle linee italiane in convenzione, e sarebbe scorretto costruirlo a orecchio.
Quello che si può dire è che nelle cronache italiane dei collegamenti insulari il ritardo compare quasi sempre come disagio — una parola che non ha un importo — e quasi mai come voce di costo per chi lo produce. Il caso di Bornholm mostra che l'alternativa esiste, funziona, e non ha bisogno di essere una punizione: è solo un numero scritto in un contratto.
Nello stesso Baltico, del resto, le compagnie stanno pubblicando semestrali che fanno male e continuano a investire in navi nuove — come la grande merci elettrica entrata in servizio quest'anno. Sono mari in cui il servizio pubblico si misura, si paga e si contratta. Sono anche mari in cui, quando una nave arriva in ritardo, qualcuno sa esattamente quanto costa.
Foto di copertina: Ein Dahmer — Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0