Traghetto affondato a Cipro, il relitto è a 500 metri: nove persone fermate mentre si cercano 20 dispersi
Il Filo Jet è affondato dopo la partenza da Girne verso Taşucu. Il bilancio ufficiale aggiornato parla di 239 persone tratte in salvo, 8 morti e 20 dispersi. La nave turca TCG Işın ha iniziato le ricerche sul relitto in grande profondità.
Il relitto del Filo Jet è sul fondo al largo di Girne, a Cipro nord, e la ricerca dei dispersi è entrata nella fase più difficile: quella sotto la superficie. Il 1 settembre 2026 il primo ministro turco-cipriota Ünal Üstel ha comunicato che la TCG Işın, nave della Marina turca attrezzata per ricerca e soccorso subacqueo in grande profondità, è arrivata nell’area e ha iniziato le operazioni.
La nave passeggeri era partita il 30 agosto 2026 da Girne, diretta a Taşucu, sulla costa turca della provincia di Mersin. Secondo il bilancio aggiornato diffuso dalla presidenza del governo turco-cipriota il 31 agosto, a bordo c’erano 267 persone. Di queste, 239 sono state raggiunte vive, 8 sono morte e 20 risultano ancora disperse. Due persone che in un primo momento erano state considerate fra i salvati sono state riclassificate fra i dispersi dopo controlli su liste passeggeri, dichiarazioni e verifiche individuali.
È il punto che cambia il lavoro in mare. Non si tratta più solo di cercare naufraghi in superficie, con unità navali e mezzi aerei. Ora bisogna vedere che cosa resta della nave e se nel relitto ci siano ancora persone da recuperare. Nella nota del 1 settembre sul proseguimento delle ricerche, Üstel scrive che la nave tecnica è arrivata e che l’obiettivo è raggiungere il relitto, filmarne lo stato e raccogliere dati utili anche all’inchiesta.
Il salto tecnico sotto i 500 metri
La profondità indicata dalle autorità e dalle ricostruzioni operative è superiore ai 500 metri. Per un subacqueo non è un fondale di intervento ordinario. A quelle quote il lavoro passa a mezzi specializzati: ROV, cioè veicoli subacquei comandati da remoto, sonar, telecamere e sistemi di recupero installati su navi dedicate.
La TCG Işın appartiene alla componente turca di soccorso e recupero. La comunicazione del governo turco-cipriota non entra nei dettagli tecnici dell’equipaggiamento impiegato sul singolo intervento, ma parla di una nave capace di operare fino a 1.000 metri e di lavorare sul relitto. Il compito, in questa fase, non è solo trovare. È capire se il relitto è accessibile, se può essere ispezionato senza peggiorare la situazione e quali prove possono essere conservate.
Il mare, intanto, resta un campo di ricerca ampio. Nella notte fra 31 agosto e 1 settembre erano stati indicati 8 navi, 9 motovedette, 1 aereo, 7 elicotteri e 5 droni impegnati nelle attività di ricerca, sorveglianza e trasmissione immagini. Il 1 settembre il governo ha detto che non erano emersi nuovi sviluppi sui dispersi.
Nove persone in detenzione per l’inchiesta
La parte giudiziaria corre in parallelo. Il 31 agosto la Corte distrettuale di Girne ha disposto tre giorni di detenzione per nove persone: il comandante, sette membri dell’equipaggio e un responsabile della società. Altri cinque soggetti, fra cui persone legate alla società e all’autorità portuale, sono stati portati davanti al giudice e per loro è stato ordinato l’avvio immediato di ulteriori indagini.
La notizia arriva da Radyo Güven, emittente pubblica turco-cipriota, che attribuisce il resoconto alla TAK, l’agenzia ufficiale locale. Nel resoconto dell’udienza davanti alla Corte distrettuale di Girne si legge anche che in aula è stata riferita una storia tecnica della nave: un incidente avvenuto dodici anni prima in Turchia, una riparazione successiva e l’acquisto da parte di Filo Denizcilik nel 2024. Sono elementi d’indagine, non conclusioni.
La distinzione conta. Un fermo o una detenzione cautelare non dicono ancora perché il traghetto si sia capovolto. Dicono che gli investigatori stanno guardando alla catena operativa: condizioni della nave, decisione di partire, condotta dopo l’ingresso d’acqua, autorizzazioni portuali, gestione dei passeggeri. Sono passaggi diversi, e ognuno lascia documenti: certificati, registri, comunicazioni, registrazioni e testimonianze.
Le cause non sono ancora determinate
Il Filo Jet era una nave passeggeri veloce. Le fonti ufficiali parlano di una nave che ha imbarcato acqua e si è capovolta poco dopo l’uscita da Girne. Non basta per stabilire la causa. Un ingresso d’acqua può nascere da danno strutturale, mare preso male, errore operativo, carico, manutenzione, compartimentazione o da una combinazione di fattori. Finché non esiste un rapporto tecnico, il verbo corretto è uno solo: accertare.
Per chi va per mare, la parte più dura della vicenda è proprio questa attesa. I numeri cambiano quando si controllano le liste. La profondità cambia i tempi del recupero. Le prime versioni spiegano poco, perché arrivano mentre si cercano ancora persone. A bordo, però, ogni minuto dopo l’acqua in nave ha un peso: allarme, comunicazione, rientro, distribuzione dei giubbotti, ordine di abbandono, conteggio. L’inchiesta dovrà mettere quei minuti in fila.
Da un relitto a 500 metri non risale solo ciò che resta di una nave. Risale anche la catena delle responsabilità: chi ha firmato, chi ha visto, chi ha deciso e chi doveva fermare la partenza se qualcosa non tornava.
Foto di copertina: steffen l — Wikimedia Commons, CC BY 2.0