Scozia, la svolta dei traghetti è finalmente iniziata: dopo anni di ritardi arrivano le nuove navi CalMac
Per chi segue il mondo dei traghetti, quello che sta accadendo in Scozia è probabilmente una delle vicende più affascinanti e controverse degli ultimi vent’anni. Dopo anni di ritar…
Per chi segue il mondo dei traghetti, quello che sta accadendo in Scozia è probabilmente una delle vicende più affascinanti e controverse degli ultimi vent’anni.
Dopo anni di ritardi, polemiche politiche, costi lievitati e una flotta sempre più anziana, Caledonian MacBrayne (CalMac) sta finalmente iniziando a rinnovare i collegamenti tra la terraferma scozzese e le isole Ebridi. Un cambiamento atteso da migliaia di residenti, ma anche da tutti gli appassionati di navigazione che hanno seguito la cosiddetta "Scottish Ferry Fiasco", una delle crisi più discusse nella storia recente del trasporto marittimo europeo.
Chi è CalMac?
Per molti italiani il nome dice poco, ma in Scozia CalMac è molto più di una semplice compagnia di navigazione.
Gestisce oltre 30 collegamenti marittimi tra la costa occidentale della Scozia e le isole Ebridi, trasportando ogni anno milioni di passeggeri, residenti, turisti, camion, autobus e merci.
Per molte comunità insulari il traghetto non è un mezzo di trasporto alternativo.
È l’unico collegamento stabile con il resto del Paese.
Quando una nave si ferma per un guasto, un’intera isola rischia di restare isolata.
Una flotta sempre più anziana
Negli ultimi anni CalMac si è trovata ad affrontare un problema enorme.
Gran parte della flotta ha ormai superato i 30 o addirittura i 40 anni di servizio.
Le manutenzioni sono diventate sempre più frequenti.
I guasti hanno provocato centinaia di cancellazioni e modifiche agli orari.
Durante l’estate, quando il traffico turistico raggiunge il massimo, basta il fermo tecnico di una sola nave per creare un effetto domino su tutta la rete.
Il caso Glen Sannox
La nave simbolo di questa lunga vicenda è senza dubbio MV Glen Sannox.
Ordinata nel 2015 ai cantieri Ferguson Marine, avrebbe dovuto entrare in servizio pochi anni dopo.
Invece il progetto è stato travolto da problemi tecnici, modifiche progettuali, difficoltà finanziarie del cantiere e continui rinvii.
I costi sono aumentati in modo considerevole e la nave è stata consegnata con anni di ritardo, diventando uno dei casi più discussi della politica scozzese.
Oggi, finalmente, Glen Sannox è operativa e rappresenta il primo tassello del rinnovamento della flotta. Arriva anche la nuova Isle of Islay
La vera novità del 2026 è però l’entrata in servizio della MV Isle of Islay, la prima di una serie di quattro nuove unità costruite dal cantiere turco Cemre Shipyard.
La nave è entrata in servizio sulla rotta Kennacraig – Islay, una delle più importanti per l’arcipelago delle Ebridi.
Dal punto di vista tecnico troviamo:
circa 95 metri di lunghezza; capacità di 450 passeggeri; oltre 100 automobili; propulsione diesel-elettrica con sistemi progettati per ridurre consumi ed emissioni; predisposizione per l’alimentazione elettrica da terra nei porti (shore power). Non tutto è andato liscio
L’ingresso in servizio della nuova nave non è stato però privo di problemi.
Pochi mesi dopo l’avvio delle operazioni, Isle of Islay è dovuta rientrare temporaneamente in bacino per interventi in garanzia, compreso un problema al portellone di prua e altri difetti minori. Si tratta di lavori abbastanza comuni sulle nuove costruzioni, ma la notizia ha inevitabilmente riacceso il dibattito in Scozia dopo anni di ritardi e polemiche.
Glen Rosa: ancora un’attesa infinita
Se Glen Sannox rappresenta il primo successo, la sua nave gemella Glen Rosa continua invece a far discutere.
Anche questa unità ha accumulato ulteriori ritardi e la consegna è stata nuovamente posticipata. Secondo gli ultimi aggiornamenti, l’entrata in servizio potrebbe slittare fino alla fine del 2026 o addirittura al 2027, dopo prove in mare e addestramento degli equipaggi.
Le prossime navi
Il piano di rinnovamento non si ferma qui.
Nei prossimi anni arriveranno altre unità destinate alle rotte scozzesi, comprese nuove navi commissionate in Polonia per sostituire le storiche unità della classe "Loch". Questi traghetti saranno progettati per utilizzare anche l’alimentazione elettrica da terra e ridurre ulteriormente le emissioni.
Una lezione anche per il Mediterraneo
La vicenda di CalMac interessa da vicino anche gli appassionati italiani.
Dimostra infatti quanto sia difficile oggi costruire un traghetto moderno.
Le nuove normative ambientali, la complessità dei sistemi di propulsione, la carenza di cantieri disponibili e l’aumento dei costi hanno trasformato ogni nuova nave in un progetto estremamente delicato.
Problemi che ritroviamo, seppur con caratteristiche diverse, anche nel Mediterraneo, dove compagnie come Moby, GNV, Grimaldi e Tirrenia stanno affrontando la stessa sfida: rinnovare flotte costruite molti anni fa senza interrompere il servizio.
Per gli appassionati di traghetti, la Scozia rappresenta oggi un vero laboratorio. Le nuove navi CalMac non sono soltanto mezzi di trasporto, ma il simbolo di una transizione complessa verso una navigazione più moderna, efficiente e sostenibile. E se il programma verrà completato nei prossimi anni, potrebbe diventare un modello anche per molte altre flotte europee